Evitare l’approccio “io so come si fa”

Un vecchio adagio, che si trova spesso nei manuali che parlano di complessità, dice che nel mondo del complesso non solo non sappiamo come fare le cose — il socratico “sapere di non sapere” —, ma addirittura che non sappiamo quali sono le cose che dovremmo sapere per poter risolvere un problema: non sappiamo cosa non sappiamo.

Per questo motivo affidarsi a ricette preconfezionate, a soluzioni calate dall’alto, può essere controproducente, dato  che è difficile trovare l'esperto (o un leader) che sappia quale sia il modo corretto di agire. Per chi ha avuto modo di leggere gli studi di Dave Snowden e il suo Cynefin Framework, saprà che nel dominio complesso — quello i cui ci moviamo per la maggior parte del tempo nell’ambito delle grandi organizzazioni —  l'approccio  dell'esperto non è perseguibile perché il comportamento del sistema è dato dalla continua interazione fra gli elementi costituenti (oloni) del sistema stesso. Il singolo olone isolato è osservabile e forse perfino prevedibile. Quando inserito nel sistema il comportamento del singolo perde di interesse perché è l'intero sistema che assume un comportamento (sistemico appunto) dato dalla somma delle singole e molteplici interazioni. Si pensi agli insetti sociali o alle persone che vivono in un ambiente collaborativo. L'esperto quindi è tale perché ha visto altri sistemi, altri gruppi, altre organizzazioni. L'esperto non può prevedere il futuro perché altrove ha "vissuto" situazioni analoghe. La sua esperienza può solo suggerire esperimenti dei quali si ignora il risultato.

Chiedere a qualcuno come fare una cosa, vuol dire affidarsi a soluzioni o idee utilizzate in passato, ma che non necessariamente saranno replicabili o applicabili nel nuovo contesto. In questa direzione è particolarmente utile riconoscere come molti di noi abbiano degli approcci e delle idee preferenziali che tendono a applicare indipendentemente dal contesto o dalla situazione specifica (Interessante il lavoro di Kahneman sui bias cognitivi). Questa rigidità risulta potenzialmente pericolosa. Sappiamo invece come, ad esempio nel conteso della leadership, un’attitudine situazionale potrebbe meglio rispondere alle diverse esigenze, risultando più efficace.